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Dopo la scorpacciata natalizia, nel 1992 come oggi si apre un periodo, come dire, di riflessione per il mercato che risparmia per altri mesi i suoi titoli più prestigiosi. Gennaio è sempre stata la finestra giusta per i piccoli sviluppatori oppure per i titoli alternativi incapaci di competere con i sicuri blockbuster e non c'è da sorprendersi se anche venti anni fa ci si poteva gustare una mensilità dominata da prodotti spesso sconosciuti ma con doti sorprendenti.


Partiamo come abitudine dai computer. Supaplex arriva dalla Digital Integration e ricorda non poco Boulder Dash e Bomberman, il tutto rivisitato in chiave tecnologica (mitici i floppy esplosivi) e non è davvero male. Al genere puzzle appartiene anche Clik Clak, che però ha l'indiscusso merito di essere italianissimo: curato dalla Idea Software, ci chiedeva di sistemare degli ingranaggi sull'area di gioco per attivare un meccanismo e s'impose per la sua ottima giocabilità. Saltando di palo in frasca, troviamo Lords of Doom della Attic, inquietante mix tra gioco di ruolo e avventura in cui il nostro team ha la brillante idea di liberare una cittadina dai mostri, compito non poco difficile ma che ci gratifica con tanta atmosfera. Martian Memorandum, invece, rappresenta il ritorno di Tex Murphy, eroe videoludico targato Access che si tuffa nel suo consueto scenario marziano facendo sfoggio dei migliori ritrovati videoludici del tempo, in primis grafica e sonoro digitalizzati in quantità. Ritorna anche una delle regine delle avventure, la Sierra che propone lo sfortunato Police Quest III, prima abbandonato, poi ripescato da Jane Jensen ma con tutti i segni di uno sviluppo travagliato che si configura come il peggiore della serie. Purtroppo, c'è da salutare una compagnia gloriosa: la Cinemaware, che ci dà un addio amaro con TV Sports Boxing, perché si tratta di una simulazione davvero ben fatta che rende solo più triste il tutto. Conoscete Ed Wood? Fu un registo definito spesso trash e poi però omaggiato da Tim Burton ed una sua pellicola, Plan 9 from Outer Space, viene considerata, esagerando, la peggiore di sempre, "strana" popolarità che ha spinto la Gremlin ha produrre l'avventura grafica dedicata che, a sorpresa, non è affatto male, mantenendosi comunque ben distante dalla definizione di capolavoro. Fluidissimo, velocissimo e difficilissimo: potrebbe essere un gioco del Team 17 e invece Cardiaxx lo fa la Eclipse, anche se poi gli autori di Superfrog se ne approprieranno, peccato che oltre alla tecnica ed allo stile non ci sia molto, con un divertimento troppo penalizzato dall'alta sfida. Il freddo invernale, nel frattempo, ricorda alla Accolade che ci vorrebbe proprio un gioco ispirato alle Olimpiadi invernali che quindi offre Winter Games, nel quale potremo divertirci fiondandoci in pendii a bordo di sci oppure trastullarci con bob e pattini. Arriva anche un seguito in realtà non molto attesi, dato che Spirit of Excalibur in Europa non ha fatto sfaceli, ma il successivo Vengeance of Excalibur fa anche un pochino peggio dato che le leggere modifiche al gameplay portano risultati giudicati inferiori agli originali. Un tipico titolo Amiga è sicuramente Wolfchild della Core Design, che s'ispira alle atmosfere consolare (dove del resto approderà) conservando la sua anima europea, ma la buona realizzazione tecnica compensa solo parzialmente una giocabilità con alti e bassi. Ritorniamo a parlare di Italia con Dragon Fighter, ancora della Idea Software, ma questa volta il genere è quello dell'horizontal shooter, dato che controlleremo un cavaliere di draghi agguerritissimo e col vizio del gioco d'azzardo, peccato che il gameplay manchi di mordente.
Parliamo delle due uniche conversioni da coin-op, anche se non si tratta di giochi straordinariamente famosi: Bonanza Bros è tra gli arcade Sega più peculiari, dato che dovremo controllare due ladri in livelli da affrontare quasi come dei puzzle, con il tutto disegnato con uno stile particolare e ben riuscito; l'altro è Space Gun, di origine Taito ed appartenente alla categoria rail shooter, con sprite grossi e scorrimento accettabile, ma distante dalla controparte da sala.
Se aveste uno show per bambini nei quali si travestono e superano dei labirinti come ne fareste un tie-in videoludico? Trasformandolo in un RPG hardcore, risponde Tony Crowther che evidentemente non ha figli, dato che Knightmare è solo un pelo più semplice del solito Dungeon Master, ma per fortuna è giocabile e graficamente apprezzabile (ha lo stesso engine di Captive). Deathbringer è quasi omonimo di un gioco un po' più vecchiotto, ma questo della Empire somiglia decisamente più a Beast del quale però pareggia solo la giocabilità, risultando peggiore in tutto il resto, il che è tutto dire... Ancora un puzzle game: Fuzzball della System 3 è molto cute, ma anche parecchio tosto dato che per raccogliere tutti gli oggetti nel livello (necessario per superare il livello) bisogna sparare, effettuare salti al millimetro ed individuare i percorsi giusti, con buona pace del relax. Non molto gratificante nella grafica, il finlandese Moonfall cerca di portare il modello di Elite "a terra", nel senso che questa volta dobbiamo controllare un veicolo che può muoversi solo sulla superficie, ma il risultato è dignitoso. La Gremlin, invece, confortata dagli ottimi riscontri di Hero Quest, ripropone lo stesso percorso a Space Crusade, basato sull'ormai popolare universo di Warhammer 40,000 che sembra meno ispirato artisticamente ma forse più efficace ludicamente. A volte i computer sono l'occasione buona per documentarsi su argomenti sconosciuti come potrebbe esserlo il rugby: World Class Rugby della Audiogenic ha anche un altro merito dato che è la prima simulazione del genere per 16-bit e meno male che è discretamente divertente. Non si può dire lo stesso di Necronom della Linel, horizontal shooter programmato bene, senza apparenti difetti se non quello dell'inevitabile monotonia derivante dalle oltre due ore di gioco continuate richieste per il completamento. La Graftgold, invece, pensa proprio a come inventarsi uno strategico-gestionale semplice, snello e divertente e ci riesce con Realms, godibile proprio in virtù della struttura amichevole accompagnata anche un reparto audiovisivo gradevole. L'ultimo titolo è ancora una volta tricolore: Champion Driver sembra un racing game perfetto, con grafica fluidissima, controlli pronti e tanti tipi di auto da controllare, ma il software, oltre a rilevanti problemi nelle collisioni, sembra incapace di legare per bene le varie qualità che si perdono per la mancanza della giusta struttura portante.

COMPUTER
Le macchine portatili le analizziamo partendo dal Lynx, che con Awesome Golf propone un gioco pixelloso ma abbastanza giocabile, nonché realizzato dagli stessi di Kasumi Ninja! Sicuramente è migliore di Tournament Cyberball, conversione di un blando coin-op che sul portatilino Atari minaccia di farci perdere la vista. Viking Child lo avevamo invece visto sui computer e non era travolgente, ma essendo un platform ci mette poco a diventare fra i migliori per questa piattaforma, tuttavia non lo si può definire malvagio.

Il Game Gear non ce la a star dietro al Game Boy ma ci prova. Woody Pop riprende i temi di Breakout e li rende più accattivanti grazie a trama e diversi nemici da abbattere, per fortuna è divertente come tutti i giochi di questo tipo. Halley Wars prova a dire qualcosa di originale nel mondo degli sparatutto anche se lo avevamo già visto su Famicom Disk System e ci chiede di distruggere la cometa di Halley, appunto, e tutti i suoi detriti per salvare la Terra, ma alla fine è sempre colpa degli alieni. Sembra il mese del golf ed il Game Gear non manca all'appello grazie a Super Golf, dal look ultranipponico ma davvero troppo elementare nei controlli nonché di scarsissima profondità. Molto giocabile è Clutch Hitters, simulazione arcade di baseball realizzata dalla stessa Sega, divertente ed anche ben fatto per quanto riguarda la grafica.

Il dominatore Game Boy ci presenta The Flash, col noto supereroe che deve disinnescare bomba con la sua straordinaria velocità, ma è una produzione nella quale troviamo poco da salvare. Meglio Crystal Quest, che arriva dopo una lunga strada partita dai computer Macintosh: bisogna raccogliere cristalli controllando un mezzo difficilmente governabile, ma è immediato e divertente. Se su computer Home Alone è stato puntualmente orribile, sul Game Boy presenta un gameplay un pochettino più curato nel quale dovremo sempre sbarazzarci dei maldestri topi d'appartamento che vogliono farcela pagare a suon di gadget domestici. In Inghilterra c'era una trasmissione chiamata Attack of the Killer Tomatoes dalla quale è stato tratto un action game curato sufficientemente bene, ma l'unica cosa veramente eccezionale era la sua brevità. Dopo aver raggiunto ogni piattaforma nota ed ignota, Turrican sbarca sul piccolo di casa Nintendo, con ottimi risultati, mantenendo tutti i contenuti originali, purtroppo anche l'ingombrante barra di stato. Beetlejuice è griffato Rare e ci mette alle prese con tutto il campionario demoniaco visto nell'omonimo film di Tim Burton, con qualche puzzle qua e là, ma il team britannico ha vissuto momenti migliori. Fa meglio la Hudson che porta anche su questo handheld il celebre Adventure Island, quasi un hack di Wonder Boy che però a partire da questo secondo episodio cerca di prendersi una personalità distinta, con risultati apprezzabili.

Il grande NES riceve la sua carrellata di titoli, ma Cyberball non gli fa onore a causa di una grafica improponibile nel 1992 ed una giocabilità che dall'originale non era favolosa. Interessante la rivisitazione di Dragon's Lair, che diventa un action game difficilissimo da splendidamente animato, peccato la difficoltà e la giocabilità non siano più accondiscendenti nei confronti dei giocatori. Coraggiosamente la Microprose tenta di portare F-15 Strike Eagle sul NES, con qualche modifica per adattarlo ai limiti di una console, ottenendo risultati soddisfacenti per la grafica ma una struttura né carne né pesce. Monsters in My Pocket della Konami appartiene alla categoria dei platform fuori di testa nipponici che ci piacciono tanto, e si conferma un ispirato titolo pieno di situazioni paradossali. Captain America and the Avengers non è la conversione del picchiaduro visto in sala, ma è un nuovo action platform con molto poco da dire, al punto che non offre spunti di interesse ulteriori alla licenza. Anche se MC Kids della Virgin potrebbe far pensare al peggio, ci fa scoprire che controllare dei bambini cresciuti a suon di Big Mac non è così male, grazie ad una struttura che alterna sapientemente azione e puzzle basilari. Rampart è una validissima conversione del coin-op Atari, soprattutto perché quest'ultimo era assai poco esigente in fatto di risorse hardware, ragion per cui il padre dei tower defense fa anche su NES una buona figura. Se la cava anche Smash TV, anche se la mancanza delle due manopole si sente, ma la trasposizione è fluida, frenetica e può accontentare gli appassionati del cabinato. The Flintstones: the Rescue of Dino & Hoppy è un tie-in apprezzabile, che dispensa amore per il brand e sezioni sinceramente divertenti, oltre ad una trama folle al punto giusto. Ritorniamo a parlare di conversioni da arcade con Trog, che in sala mostrava una splendida grafica in stop-motion e che su NES viene del tutto ridisegnata per quanto dignitosamente, mentre rimane la struttura mutuata grossomodo da Pac-Man nella quale raccogliere uova blu. Ultimate Air Combat, risposta della Activision all'F-15 della Microprose che si rivela più veloce, più divertente ed ideato su misura per le console, prendendosi probabilmente la palma di migliore del genere su NES. Mission: Impossible, invece, non ha nulla a che vedere né col classico per computer né col film hollywoodiano, ma è una sorta di stealth game ispirato ad un telefilm americano non popolare da noi.

Ultima 8-bit del mese è il Master System, che riceve solo conversioni. Klax è divertentissimo ma non certo impressionante tecnicamente, però offre tutto quello che si era visto in sala e sulle altre piattaforme. Notevole è invece Mercs, seguito di Commando estremamente ben programmato e persino divertente, non è stato comunque tra i titoli Capcom più gettonati. Troviamo anche su Master System il Rampart della Atari, con tutta la sua enorme giocabilità che non viene intaccata dalla modesta potenza della macchina, ma forse la grafica poteva essere più curata. Quasi un arcade perfect è invece la trasposizione di Bubble Bobble della Taito, al punto che ad uno sguardo distratto non lo si distinguerebbe dal cabinato. Lo stesso vale per New Zealand Story, molto vicino ai fasti dell'arcade del quale conserva i tanti pregi e i pochi difetti, in primis un livello di difficoltà che si fa parecchio ostile nelle fasi avanzate. L'ultimo è Shadow Dancer, che presenta sprite di dimensioni notevoli ed una fedeltà generale all'originale sicuramente apprezzabile, molto di più delle rivisitazione che la Sega era solita proporre sulle proprie console.

PORTATILI E 8-BIT
Con il Megadrive partiamo da Granada, shooter multidirezionale dalla grafica un po' anonima (e con qualche scatto) che forse toglie visibilità ad un prodotto tutt'altro che disprezzabile che non riesce ad emergere in un panorama dominato dalle varianti orizzontali. Mario Lemieux Ice Hockey sfrutta il buon nome di uno giocatori più abili di ogni tempo per proporre una simulazione sportiva curata in ogni aspetto e che come unico, enorme, problema ha una concorrenza già molto agguerrita che lo ha costretto nel dimenticatoio. Anche il baseball non ha mai difettato di videogiochi dedicati, ma la Tengen, purtroppo, tiene fede alla sua non rispettabilissima reputazione con RBI Baseball 3, che si giova di licenze ufficiali per proporre squadre di ogni generazione ma che invece trova molte difficoltà a migliorare i capitoli precedenti. L'unica conversione disponibile questo mese per il Megadrive è quella di Marble Madness, che giunge con un ritardo di addirittura otto anni, abbastanza incomprensibile vista la popolarità del gioco e la facilità della trasposizione che non a caso è irreprensibile. L'esperienza più alternativa di tutte è sicuramente offerta da Art Alive!, edutainment game nel quale possiamo disegnare con la console con un sacco di personaggi Sega a farci compagnia, una sorta di anticipazione del Pico. Fa davvero un figurone sempre la Sega quando si cimenta in giochi su licenze Disney, tant'è che Quackshot sarà forse un po' lento, ma molto giocabile e bello graficamente, forse migliore dei giochi di Mickey Mouse. Jewel Master fa un po' il verso a Castlevania, ma offrendo azione più frenetica, peccato che esteticamente non sia un capolavoro, ma chi ci ha giocato ne è rimasto soddisfatto. Chiudiamo con il quinto gioco della saga di Wonderboy, sottotitolato In Monster World, che ripresenta tutti i pregi dello spin-off impostato secondo le regole degli action-adventure, imponendosi come ennesimo successo della Westone: un trionfo di fantasia e giocabilità.

Mese triste per il PC Engine: Davis Cup Tennis è una semplice conversione di una simulazione tennistica vista sui computer sotto il nome di Tennis Cup, che male non era ma fatica a sostenere l'interesse nel feroce mondo delle console; Night Creatures è purtroppo peggio, con un impianto tecnico indisponente e un gameplay che risulta danneggiato sia per il cattivo bilanciamento della difficoltà sia per le discutibili collisioni.

Il Super Nintendo può considerare finito il suo rodaggio visto che iniziano ad abbondare le uscite. Arriva in idioma inglese Ganbare Goemon, rinominato in The Legend of Mystical Ninja, che è sempre il validissimo multievento della Konami ultracarico di demenzialità in ogni sprite, risultando divertente in molti sensi. La Hudson Soft comincia a guardare oltre il PC Engine e porta Super Adventure Island sulle spiagge nintendiane, in realtà senza impressionare dato che la struttura "à la Wonderboy" mostra un po' la corda anche a causa di un level design rivedibile. Super Earth Defense Force è la conversione un po' rivisitata di un coin-op della Jaleco che fatica ad imporsi sulla concorrenza pur facendosi valere per la fluidità e per la giocabilità comunque più che buona. Il Super Nintendo è noto per la qualità dei suoi JRPG, ma è giusto avere le dovute eccezioni come Lagoon della Kemco che per qualche ragione si ostina a modificare alcuni aspetti del suo debutto su X68000 in fatto di sceneggiatura, che rimane comunque la sua parte migliore a fronte di audio e video da vecchia generazione. I giochi di corse possono essere "inquadrati" in tanti modi, e quello scelto da RPM Racing della Interplay è isometrico, una scelta non scontata che, abbinata alla bella grafica costituita da elementi di ragguardevoli dimensioni, gli permette di fare bella figura anche grazie all'editor di tracciati. Sbarca sulla console di Kyoto l'immarcescibile capolavoro dei DMA Design: Lemmings, che qui è costretto a rinunciare al mouse ma può perlomeno contare su controlli ottimizzati per sfruttare i tanti pulsanti del pad.

Questo mese parliamo anche di Neo Geo, perché comincia ad arrivare nelle case occidentali di chi può permetterselo la versione domestica della mostruosa scheda da sala. Le cartucce costavano anche 7-8 volte più di quelle normali console, ma contenevano una mole di dati sensazionale per i tempi. In questo caso è ancora molto più complesso ricostruire una cronologia affidabile, quindi mi perdonerete un rincaro di approssimazione. Eight Man è un valido action game a scorrimento orizzontale a metà fra beat'em up e platform che si distingue per una certa velocità apprezzabile soprattutto in alcune sezioni di intermezzo in cui correre e combattere senza sosta. Ghost Pilots sembra un episodio della serie 194X secondo SNK, dato che dovremo prendere i comandi di un aereo vagamente riconducibile alla Seconda Guerra Mondiale ed affrontare la solita masnada di velivoli nemici, ma i fasti del classico Capcom non vengono avvicinati. Si consuma anche una sfida con Final Fight, miseramente persa da Burning Fight che del capolavoro con Haggar non ha né la grafica, né le musiche, né la giocabilità, né il carisma... in senso assoluto rimane tuttavia un picchiaduro salvabile. Crossed Swords è forse tra i titoli più originali dell'intera softeca Neo Geo, dato si presenta come un hack'n'slash caratterizzato da un'inquadratura da TPS, estremamente godibile nel disegno quanto nella giocabilità, avvantaggiato dalla freschezza dell'esperienza. Terminiamo con 2020 Super Baseball che se ne infischia dei propositi simulativi per immolarsi, con successo, alla causa del puro divertimento grazie a giocatori cibernetici dalla potenza devastante che sprizzano nipponicità da tutti i circuiti!

Ci rileggiamo il prossimo mese ed attendiamo come sempre i vostri commenti, ricordi, riflessioni!

CONSOLE 16-BIT

Gianluca "musehead" Santilio