Dopo aver speso decine di “mille lire” notai nel catalogo dei giochi per il mio fido Master System la presenza di una conversione del coin-op che mi piaceva tanto. È proprio di quest’ultima che vi parlerò in questa recensione. Certo la cartuccia non odorava di sigaretta marcia (per fortuna) e non funzionava a gettoni (peccato, ho sempre desiderato poter inserire almeno un gettone nel Master System), ma valeva la pena provarla e, tutto sommato, ne rimasi soddisfatto.
Dopo questa introduzione ci addentriamo nei segreti della versione per la piccola console di casa Sega. Iniziamo con il motivo che scatena l’ira dei personaggi principali.
Il gioco è diviso in quattro grandi zone che terminano con un boss: i bassifondi, la zona della fabbrica, il parco, il quartier generale. Se è giusto affermare che gli schemi sono pochini è altrettanto vero che ognuno di essi è lungo e contraddistinto dallo scorrere di diverse ambientazioni; ad esempio, il parco comincia in una foresta con alberi, poi si giunge in prossimità di ponti interrotti (insomma, col buco), fino ad arrivare nei pressi di una montagna rocciosa. Lungo la propria strada i gemelli, o semplicemente uno dei due, incontrano una serie di avversari piuttosto varia e ben caratterizzata (come avrete capito il titolo è un picchiaduro a scorrimento). Tutto ciò garantisce una buona alternanza di paesaggi e nemici in modo da non annoiare il giocatore, quantomeno dal punto di vista grafico.
Il player può usufruire di un campionario di mosse che vanno dai semplici pugni e calci ai calci volanti, roteanti, gomitate e ginocchiate e, oltre a questi, si può avvalere di una serie di armi come: barili, casse, macigni (!!), fruste, mazze da baseball, coltelli e la devastante dinamite.
Queste sono le caratteristiche generali, ma com’è venuta questa conversione? Dunque, dal punto di vista grafico non si può rimanere totalmente soddisfatti. Le ambientazioni dell’originale ci sono tutte, ma sono stati fatti tagli nel level design e la riduzione del dettaglio è, a mio avviso, troppo marcata
Tralasciando la parte tecnica, che non è di certo la più importante, andiamo ora ad analizzare il lato più interessante ed insieme soggettivo di ogni gioco: la sua capacità di intrattenere e divertire. Se si comincia a giocare a questa versione tenendo bene a mente il cabinato arcade si potrebbe rimanere delusi. I programmatori non sono riusciti a restituire l’immediatezza e la velocità dei controlli originali e hanno optato per un’impostazione più ragionata. Mettersi davanti ad un avversario e premere velocemente il tasto del pugno è, in alcuni casi, un suicidio, mentre in sala giochi, almeno nei primi momenti di gioco, la tecnica del pestaggio furioso funziona alla grande. Certamente anche il Double Dragon a gettoni richiede una certa dose di strategia, soprattutto negli ultimi livelli, ma la versione casalinga necessita proprio di una conoscenza certosina di ogni avversario e del miglior metodo da utilizzare per batterlo. Per farvi un esempio, con alcuni “giganti” è meglio dare tre pugni e poi un calcio volante, alle donne solo calci volanti, mentre con i primi sgherri dai capelli corti i calci sono la migliore arma. Poi le tattiche cambiano se i nemici sono presenti in maggior numero. Sentenziare con certezza su quale metodo di controllo/combattimento sia meglio non è cosa facile ed è soprattutto una questione di gusti. Personalmente preferisco la modalità del coin-op, perché è più flessibile, adattabile al giocatore e richiede comunque una certa dose di strategia. Oltre a ciò abbiamo qui una riduzione di tasti, da tre a due, per questo il calcio volante si esegue premendo contemporaneamente A e B. A conti fatti, il prodotto in esame risulta meno immediato della sua controparte originale, ma non è meno divertente. La longevità deve essere distinta per quanto riguarda il gioco in singolo e quello in doppio. In singolo si attesta su livelli medio bassi per un prodotto di questo tipo anche considerando che vi è una presenza di continue abbastanza generosa. In coppia con un amico il gioco dà il meglio di sé: permette sia tattiche cooperative sia di ostacolarsi (picchiandosi, insomma) e allunga di molto la “durata” del gioco.
Altre considerazioni possono essere fatte sul genere dei picchiaduro a scorrimento considerato da alcuni superato, noioso e meno tecnico di quello ad incontri. È come sempre questione di gusti, ma io non sono d’accordo, ho sempre apprezzato questo genere di giochi, lo trovo incredibilmente adatto a scaricare i nervi e credo che prodotti moderni come God of War e altri debbano molto ai precursori del genere come quello qui recensito. Se prendiamo come esempio il già citato titolo della Sony, un gioco d’azione in cui si attaccano diversi nemici, se tralasciamo elementi adventure e la struttura narrativa, quello che rimane è un picchiaduro a scorrimento 3D. Certo di strada ne hanno fatta molta apportando parecchie innovazioni, ma le basi sono state poste (in grande stile) da giochi come Double Dragon.
Curiosità: se si arriva alla fine del gioco in due, sarà necessario “menarsi” a vicenda e solo chi resta in piedi ha diritto all’amore della ragazza rapita!
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