<< Il modello imperante di retail da ‘high budget, high stakes’ costituisce una barriera quasi invalicabile per i piccoli sviluppatori che vogliano entrare in questo mercato. Per le software house che non siano già dotate di grossi capitali e mezzi, diventa incredibilmente difficile potersi vedere assegnata la lavorazione di qualche progetto da parte di un publisher… Eppure ci sarebbero così tante opportunità da sfruttare lì fuori! Si pensi soltanto a quanti piccoli team o anche semplici hobbysti si cimentano giornalmente nella creazione di qualche videogame per il proprio iPhone, e alla facilità con cui essi hanno accesso ai meccanismi di distribuzione del loro prodotto. C’è un’intera rivoluzione digitale in corso, che riguarda sia la creazione di contenuti che la definizione di costi e processi, eppure il modello commerciale dominante pretende di vivere su progetti richiedenti fondi stratosferici. Questa cosa, il sistema dei grandi retailers, sta per soccombere sotto il peso di tutta la sua pachidermica insostenibilità.
E’ un’opportunità così preziosa quella di poter essere messi in condizione di creare giochi divertenti e creativi per un vasto pubblico, che fa quasi rabbia vedere tutto lo spazio di mercato occupato dalla ‘fortezza’ degli AAA Games, che si ergono a barriera nel processo di accesso alla produzione e distribuzione per molti sviluppatori. Il fatto è, d’altra parte, che anche l’utente che accetta di pagare alte somme di denaro per acquistare un certo titolo, si attende poi che al suo interno vi sia tutto quello che si possa chiedere da un videogioco: effetti speciali, features e contenuti a iosa. Se da una parte tale attitudine può anche essere ragionevole, essa rappresenta pure uno dei motivi per i quali la nostra industria versa in così cattive acque in termini di originalità e creatività: la quantità di contenuti è divenuta ormai più importante della qualità degli stessi. >> (Tameem Antoniades)
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In generale i grandi investimenti prevedono necessariamente grandi ritorni e, dunque, è difficile che un publisher corra dei rischi mettendo sul piatto "cifre assai consistenti"... preferisce viceversa andare sul "collaudato" e puntare sul fasce di pubblico sufficientemente ampie quanto già recettive a format sperimentati.
Probabilmente il progressivo diffondersi del digital delivering abbasserà l'asticella economica delle piccole e medie produzioni, rendendole così accessibili a sviluppatori meno legati ai grandi publisher e quindi teoricamente più propensi ai prodotti originali e creativi.
Va da sè però che i prezzi delle grandi produzioni rimarranno relativamente alti anche dal momento che il digital delivering sostituirà in toto la distribuzione basata sul supporto fisico... presumibilmente ci sarà un calo generalizzato dei prezzi, ma questo non comporterà certo la scomparsa della canonica stratificazione tra gaming low cost e intrattenimento videoludico legato a titoli economicamente più "impegnativi".
In ogni modo è curioso leggere una peana sulla mancanza di creatività e originalità dell'odierna produzione videogiochistica... firmata dal chief designer dei Ninja Theory, team attualmente al lavoro... sul reboot di Devil May Cry.